caro lorenzo
October 29, 2006 on 5:50 pm | In immagini | 1 Commento - Lascia un Commento
qua a venezia in occasione della biennale abbiamo fatto una piccola rimpatriata.
ieri abbiamo pure chiamato tutti attilio che si laurea.
saluti da (da sinistra): pietro (io) - ale - pietro (catania) - il tommy - lorenzo (venezia)
come va da da quelle parti?
salutaci renzo p.
e salutiamo il rettore
October 28, 2006 on 6:16 pm | In immagini, parole | 1 Commento - Lascia un Commentobella festa iuav ieri sera, per l’addio all’ex plurimagnifico rettore, che girava con la solita nonchalance tra la musica disco e gli sudenti ubriachi.

bravo bravo bravo lorenzo alla consolle, ci ha fatto sudare due ore buone con la dance commercial-pesante che piace a noi bravi ragazzi di architettura
bravo il moritz, che ha montato l’impianto luci (e audio forse), è rimasto alla festa a ballare e alla fine si è messo a smontare tutta la baracca
brava la coppia di danza nibbio-vivian
bravo il mio ‘mbare pietro di catania che ha resistito nonostante il mal di testa dovuto al viaggio vienna-venezia

bravi tutti insomma, bella serata. oggi siamo andati alla biennale, metterò su domani un po’ delle 400 foto che abbiamo fatto. stasera festa di laurea di giorgio.
lo spritz incombe!
richiamerà, commissario
October 25, 2006 on 3:31 am | In parole | 3 Commenti - Lascia un Commentopag.250
Adamsberg annotò il testo sul suo taccuino, poi lo lesse lentamente alla segreteria di Marc Vandoosler. Manipolò di nuovo il cellulare, alla ricerca irrazionale di un messaggio nascosto sotto agli altri, ma non c’era niente. Camille, per favore.pag.252
Durante il volo Adamsberg spense il cellulare e lo riaccese non appena mise piede ad Orly. Consultò la segreteria, vuota, poi se lo rimise in tasca serrando le labbra.pag.256
Adamsberg depose il cellulare accanto il piatto e lo studiò con uno sguardo vago. Camille, porca miseria, chiama. Lo prese, lo girò e lo rigirò. Poi gli diede un leggero buffetto. L’apparecchio girò su se stesso, come alla roulette. E nel caso, per lui era uguale. Ma chiama. Visto che è tutto uguale.
Marc Vandoosler chiamò a metà pomeriggio.pag.257
Adamsberg chiuse la comunicazione e ci mise un po’ a capire che Danglard si riferiva al gatto. Per la quinta volta nella giornata guardò il cellulare negli occhi, faccia a faccia. - Suona - gli mormorò. - Muoviti. Era una collisione e ce ne saranno altre. Non ti riguardano, cosa c’entri? Sono le mie collisioni e le mie storie. Lasciamele. Suona.
-E’ un aggeggio a riconoscimento vocale? - domandò Bertin portando il piatto caldo. Risponde da solo?
- No - disse Adamsberg, - non risponde.
- Non è che diano soddisfazioni, questi aggeggi.
- No.pag.272
Adamsberg sistemò la branda e ci appoggiò sopra la coperta appallottolata. A dieci passi da lui c’era l’untore. L’uomo dei 4, l’uomo degli “speciali” terrificanti, l’uomo delle pulci di ratto, l’uomo della peste, l’uomo che strangolava e tingeva col carbone le sue vittime. Quel carbone, quell’ultimo gesto, la sua enorme cantonata.
Si tolse la giacca, i calzoni e depose il cellulare sulla sedia. Chiama, perdio.pag.287
Adamsber estrasse il cellulare e lo guardò negli occhi. A forza di supplicarlo in silenzio di parlare, di fare qualcosa di interessante, finiva per confodere l’apparecchio con una proiezione di Camille in persona. Gli parlava, gli raccontava la sua vita, come se Camille potesse sentirlo senza difficoltà. Ma come diceva giustamente Bertin, non è che diano solo soddisfazioni, quegli aggeggi, e Camille non usciva dal cellulare come il genio dalla lampada. E anche nel caso, per lui era uguale. Lo depose delicatamente a terra, per non fargli male,e si sdraiò per un’ora e mezza.pag.307
Adamsberg si nascose in un androne per chiamare una macchina. Poi ripose il telefono in una tasca interna, lo riprese in mano e lo guardò. Nell’occhio morto del telefono comprese che Camille non lo avrebbe chiamato. Cinque anni, Dieci anni, per sempre forse. Be’, pazienza, era uguale. Scacciò questo pensiero e riprese a pedinare Heller-Deville.pag.314
Adamsberg li guardò sistemare Decambrais sulla barella e portarlo verso la macchina. Estrasse di tasca il cellulare e scosse la testa. -Cellulare annegato, - disse a Estalère. - Mi passi il suo. - Adamsberg realizzò che anche se Camille avesse voluto, non poteva più chiamarlo. Cellulare annegato. Ma non aveva importanza, dato che Camille non voleva. Benissimo. Non chiamare più. E vai, Camille, vai.pag.317
Il Cellulare annegato venne visitarlo, come una speranza colata a picco, un relitto, un naufragio che avrebbe potuto figurare tra le Pagine di Storia per tutti di Joss Le Guern.
Cellulare Adamsberg, autonomia batteria tre giorni, partito su zavorra da rue Delambre, tocca il fondo al canale Saint Martin e cola a picco. Equipaggio Perito. Donna a bord, Camille Forestier, perita.
Capito. Non chiamare, Camille, va’. E’ tutto uguale.
e continua, a lungo.
Dopo tre, quattro, cinque volte che la si legge, Fred Vargas ti permette di osservare dall’alto il giallo. La seconda volta ti appassioni ai personaggi, la terza volta ti concentri sulle citazioni classiche e medievali dei racconti sulla peste, la quarta volta vai a visitare i luoghi di Parigi in cui il libro si svolge e fai finta di sentire il banditore Joss Le Guern che legge i naufragi del giorno in place Edgar Quinet.

La quinta volta, questa, ti fermi ad analizzare quella che è la parte più inutile di tutto il racconto, cioè la storia “libera” tra il commissario e la bella Camille, che si trasforma nella storia tra il commissario e il telefono, dopo una “collisione” cioè come chiama lui uno degli eventi che lo riguardano.
Non ricordo sinceramente come finisce, e non ho più voglia di finire le ultime venti pagine per la quinta volta. Tanto ritroveremo camille, tra i boschi della grande foresta francese, ritroveremo Adamsberg, il suo vice Danglard, come abbiamo ritrovato i tre fratelli storici, il medievista, il paleobotanico, lo studioso della grande guerra, e il loro zio ex-poliziotto.
E’ questo il bello delle saghe alla francese, alla Pennac, alla Fred vargas. Ti rassicurano, lasciandoci ritrovare i personaggi così come li abbiamo lasciati. E se ne perdiamo qualcuno non importa, la situazione si è evoluta, è cambiata, ma è rimasta sempre lei nel generale.
La saga alla francese non ti tradisce, non ti fa amare un personaggio e l’abbandona, soffocata dallo sforzo compsotivo.
Aspettiamo il prossimo signor Malaussene, il prossimo Commissario Adamsberg.
E, chiara, come si chiamava quello dei tre libri negli ISTRICI, della salani? Il tizio molto simile a Malaussene che risolve i casi polizieschi nei libri per bambini?
Parte citata da Parti in fretta e non tornare, di Fred Vargas, edito in Italia da Einaudi
bella mossa
October 19, 2006 on 1:40 pm | In parole | 4 Commenti - Lascia un Commentoda repubblica.it
Acquista un Picasso e lo buca. Il dipinto “Le Reve” (The dream) di Picasso, è stato comprato qualche settimana fa da Steve Wynn, un miliardario, proprietario di diversi casino e hotel di Las Vegas per la cifra di 139 milioni di dollari. Ma Wynn ha presto trasformato il suo sogno nel peggiori degli incubi: ha, per errore, appoggiato un gomito sulla tela provocando un buco, danneggiando seriamente il quadro. E’ora sua intenzione provvedere al restauro dell’opera d’arte.

la corsa di [autunno]
October 16, 2006 on 12:40 pm | In parole | 2 Commenti - Lascia un Commentoil racconto con il branco è andato bene, non c’è niente di più soddisfacente del parlare ed avere una trentina di occhi dei più critici (i bambini nella loro bruciante innocenza sanno essere i critici più feroci) zitti e totalmente fissi su di te.
akela il lupo grigio è morto, un poco di tristezza, un poco di senso di vuoto, poi si prosegue, una stretta di mano e via (si, ti chiameremo michele). tra una lezione di restauro (e non c’è niente da fare, quando il professore è bravo sono io il bambino), una, due, tre, quattro, cinque vodka (scusa paolo, è proprio la sera giusta per bere questa, domani prometto che ne bevo di meno, andiamo a casa che è meglio, inizia a far freddo qua dentro. no, qua fuori, scusa) ed una canzone rubata tra le diecimila del mio iPod.
si, concordo: andiamo a fare un viaggio silvietta? : ) non so, bologna, siena, roma! ma stando attenti a non fare di nuovo quella gaffe, mi sa che è meglio se non li vedo per un po’ quei due, almeno fino a che non sono tornati insieme. si, meglio bologna. anzi complimenti al nuovo dottore in medicina, anzi dottore e basta! chi si laurea in medicina non serve che lo specifichi, il dottore è il dottore e basta. Dottor Giorgio Polpetta suona proprio bene
100. Messua si trasse umilmente da parte - era davvero un dio dei boschi, ella pensò; ma non appena la mano di mowgli ebbe raggiunta la porta, la madre ch’era in lei la spinse a gettargli le braccia al collo, più e più volte.
101. -Ritorna!- bisbigliò. -Figlio o non figlio, ritorna, perchè io ti voglio bene. Guarda, anche lui ci soffre.
102. Il bambino piangeva perchè l’uomo dal coltello scintillante se ne andava.
103. -Ritorna ancora- ripetè Messua, -Di giorno o di notte, questa porta non sarà mai chiusa per te-.
104. La gola di Mowgli si muoveva, come se qualcuno ne stesse tirando le corde, e quando rispose sembrò che la voce gli fosse strappata a forza: -Tornerò di sicuro-
105. -Ed ora- disse, scostando la testa del lupo, che strisciava sulla soglia, -ho una piccola lamentela contro di te, Fratel Bigio. Perchè non siete venuti tutti e quattro quando vi chiamai tanto tempo fa?-.
106. -Tanto tempo fa? Ma se è stato soltanto la notte scorsa? [..]
Sarà una caccia meravigliosa
October 14, 2006 on 3:14 pm | In parole | 2 Commenti - Lascia un Commento47. -così sia allora-, concluse Kaa. -non ti darò la parola. Ma che cosa hai sullo stomaco di fare quando verrà il Dhole?-.
48. -dovranno traversare a nuoto la Waingunga. Ho pensato di affrontarli con il mio coltello là dove l’acqua è poco profonda, con il branco alle mie spalle; e così, respingendoli e pugnalandoli, noi pochi potremo farli piegare secondo il verso della corrente, o almeno rinfrescare le loro gole-.
49. -il Dhole non si lascia sviare-, disse Kaa. -non ci sarà più omettino nè lupo quando questa caccia sarà finita, ma soltanto ossa spolpate-.
50. - Ohilà! Se si muore, si muore. Sarà una caccia meravigliosa. Ma il mio stomaco è giovane, e non ha ancora visto molte piogge. Non sono saggio né forte. Hai tu un piano migliore, Kaa?-.
51. -io ho visto centinaia e centinaia di piogge. prima che Hathi mettesse le zanne da latte, la mia impronta era già larga nella polvere. per il primo uovo, sono più vecchio di molti alberi, ed ho visto tutto ciò che la giungla ha fatto-.
52. -ma questa è una caccia assolutamente nuova-, disse Mowgli. -il Dhole non ha mai prima d’ora attraversato il nostro cammino-.
53. -ciò che è, è già stato. Ciò che sarà non è altro che un anno dimenticato che ritorna indietro. Sta quieto mentre i conto tutti questi miei anni-.
54. Per tutta una lunga ora Mowgli rimase disteso fra le spire, mentre Kaa, con la testa immobile poggiata sul terreno, pensava a tutto quello che aveva visto ed imparato sin dal giorno che era uscito dall’uovo. Ogni luce sembrava spenta nei suoi occhi, che erano rimasti simili ad opali opache, e di quando in quando, con la testa, tirava dei piccoli colpi rigidi nell’aria, a destra e a sinistra, come se stesse cacciando in sogno. Mowgli sonnecchiava tranquillamente, perchè sapeva che non c’è niente di meglio del sonno prima della caccia, e si era allenato ad addormentarsi in qualsiasi ora del giono o della notte.
55. Poi sentì che il corpo di Kaa diveniva man mano più grosso ed ampio sotto di lui, mentre lo smisurato pitone si gonfiava emettendo un sibilo simile al rumore di una spada che venga tratta da un fodero d’acciaio.
56. -ho visto tutte le morte stagioni-, disse Kaa finalmente, -e i grandi alberi e i vecchi elefanti e le rocce che erano nude ed aguzze prima che il muschio vi crescesse sopra. Sei ancora vivo omettino?-.
la classe non è acqua
October 11, 2006 on 12:15 am | In parole | 2 Commenti - Lascia un Commentosiamo in missione per conto di dio

lavori in corso
October 2, 2006 on 2:20 am | In immagini | 2 Commenti - Lascia un Commentofinirò questo maledetto “settembre di fuoco”. ancora pochi giorni, poi si torna alla solita (e bellissima) routine universitaria, per fortuna. notare una delle viste di casa mia, da quello squarcio di finestra. e non è la migliore!

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